I geni del Lugana hanno una tradizione familiare

Il Lugana è un vino che amo particolarmente, le sue note minerali e agrumate sono tra le caratteristiche che apprezzo maggiormente, senza dimenticare la capacità d’invecchiamento scoperta di recente con il progetto Lugana Riserva. Oggi il Lugana è diventato un vino conosciuto internazionalmente e che sempre più sta acquistando notorietà e consensi.

Uno dei motivi di questo crescente successo è dovuto (purtroppo) all’incombenza del progetto TAV che potrebbe spazzar via una buona parte dei vitigni di questa denominazione, pregiudicando una buona parte della produzione del Lugana.
Questa notizia ha fatto il giro del mondo, anche grazie all’opera di sensibilizzazione da parte di alcuni influencers di settore che si stanno battendo e stanno promuovendo la causa pubblicamente (e virtualmente) con l’hashtag #SaveLugana.

Ma questo fatto lo si potrebbe approfondire in un altro post.

La cosa che più colpisce di questo “nuovo” vino è di come sia riuscito a differenziarsi da altri prodotti ritenuti un tempo dello stesso ceppo.

Facciamo un passo indietro.

Inizialmente, si riteneva che il vino Lugana derivasse dalla famiglia del Trebbiano. Questo fatto è ancora parzialmente vero, anche se dal 2011, è stata riconosciuta una sostanziale differenza tra la Turbiana (la base ampelografica della denominazione) e il Trebbiano di Soave. La revisione del disciplinare ha portato con sé diverse conseguenze: un maggiore identità del vino e la possibilità di produrre diverse versioni come il Lugana Riserva (due anni di invecchiamento) e il Lugana Vendemmia Tardiva.

I primi studi sulle differenze delle varie tipologie di Trebbiano presenti nel territorio italiano sono stati condotti da Fabio Zenato della cantina Le Morette di Peschiera del Garda (Vr). Fabio, durante il suo periodo universitario, ha condotto una tesi per dimostrare che l’allora Trebbiano di Lugana presentava differenze genetiche sostanziali rispetto agli altri Trebbiani, considerati fino a quel momento affini.
Così, in seguito a studi successivi, si è arrivati a confermare l’identità del vitigno attraverso l’inserimento nel disciplinare di questa denominazione ufficiale: la Turbiana.

Ma siamo solo all’inizio…

La valorizzazione di questo ceppo va avanti ancora grazie ad una continua ricerca con l’obiettivo di individuare e registrare nuovi cloni a partire da un gruppo di 60 biotipi diversi raccolti sul territorio.

Ma come si è riusciti a conservare questa tipologia?

Caso più unico che raro forse. La gran parte dei vigneti di quest’area derivano dallo stesso vivaio che, guarda caso, è l’azienda Valerio Zenato – Le Morette che, da oltre 50 anni, è il primo fornitore delle aziende di quest’area. La tradizione vivaistica, tramandata dal nonno al padre e oggi ai figli Fabio e Paolo, ha garantito la conservazione negli anni di questo vitigno autoctono, senza influenze di altre varietà estranee.

Paolo e Fabio Zenato dell'azienda Le Morette

Paolo e Fabio Zenato dell’azienda Le Morette

Questa stabilità “genetica” ha permesso al vino Lugana di mantenere una specifica identità in tutta l’area, differenziandosi così da quella più estesa del Soave. Inoltre, per questi motivi, i vigneti di Turbiana sono diventati più longevi, arrivando ad una vita media di oltre quarant’anni.

Ora la biodiversità di quest’area, come di molte altre in Italia, è a rischio per mano dell’uomo che, per motivi spesso politici, mira a distruggere uno dei più importanti patrimoni italiani. Senza andare sullo specifico, lascio a voi le considerazioni da fare riguardo al progetto (la TAV) che porterebbe dubbi benefici economici,oltre ai danni ambientali che provocherebbe.

E per questo, anch’io firmo la petizione #SaveLugana

 

(Foto credits: Studio Cru)

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