Gli artigiani del vino: Live Wine 2015

Cinque studenti dell’Università di Enologia di Asti si alzano all’alba per andare a Milano. Ci può essere solo un motivo, un’importante degustazione!

Live Wine 2015, il primo Salone internazionale del vino artigianale al Palazzo del Ghiaccio. L’evento si è svolto da sabato 21 a lunedì 23 febbraio 2015 e ha riunito più di cento produttori provenienti dalle più importanti regioni viticole europee. L’Italia ha contribuito con il numero prevalente dei vignaioli, ma è stato possibile farsi riempire il calice e scambiare idee con produttori provenienti da Francia, Spagna, Slovenia, Austria e Georgia.

Arrivati a Milano c’è giusto il tempo per una visita al Duomo, con la classica foto di rito, poi via in metropolitana per raggiungere il Palazzo del Ghiaccio, capolavoro di architettura Liberty.

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Il salone principale che accoglie la degustazione è immenso, il pavimento e le pareti bianche sono lo sfondo perfetto per osservare le diverse tonalità del vino nei calici.salone-Live Wine 2015

Il biglietto da visita comune dei vini presenti al Live Wine comprende: nessun prodotto chimico di sintesi in vigneto, vendemmia manuale, uso esclusivo di lieviti indigeni e nessun additivo utilizzato in vinificazione tranne limitate quantità di solforosa.

L’uso di solfiti in pre-imbottigliamento, se effettuato, non supera determinati parametri: limite di 50 mg/l di solforosa totale per i vini rossi, anziché i 150 mg/l permessi nel vino convenzionale ed un massimo di 70 mg/l per i bianchi e i rosati invece dei 200 mg/l normalmente consentiti.
La manifestazione vuole più o meno volutamente raggruppare tutte le associazioni ed i movimenti dei vignaioli affermatesi negli ultimi anni con un obiettivo comune: fare vino senza intervenire troppo in cantina in modo tale che il terroir e le caratteristiche climatiche stagionali possano esprimersi pienamente. Ogni vino deve essere un risultato unico ed irripetibile.

Questi vignaioli lottano contro l’omologazione del colore, dell’aroma e del gusto del vino. Il gran numero di aziende presenti e l’intensa partecipazione (operatori del settore ed eno appassionati) è l’ennesima conferma che questi produttori non sono soli e che i loro vini cosiddetti “artigianali” suscitano sempre maggior attenzione da parte del pubblico.

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Champagne Domaine Fleury

Camminando sul pavimento liscio e bianco del Palazzo del Ghiaccio sembra quasi di pattinare tra gli stand. Iniziamo il nostro viaggio enoico dalla Francia, più precisamente dalla Côtes des Bar, nella zona più a sud dello Champagne. Domaine Fleury è pioniere della biodinamica sin dal 1989, i suoi vini fanno lunghe soste sui lieviti e esprimono freschezza e finezza. L’Extra Brut 2002, composto da 77% Pinot Nero e 23% Chardonnay, è da provare assolutamente.

Doverosa è una sosta allo stand di Stanko Radikon, il pioniere del vino naturale in Italia.

stanko-radikonI suoi bianchi sono frutto di lunghe macerazioni e affinamento in botte, che rendono il vino più complesso e longevo. La Ribolla 2007 è un vino che nonostante i numerosi anni di invecchiamento continua a essere fresco, minerale e vivace.

Mi sento a casa arrivato allo stand di Tenuta l’Armonia di Andrea Pendin, azienda situata a Montecchio Maggiore in provincia di Vicenza. Nel nome dell’azienda risiede il significato dell’intero progetto, ovvero armonia tra la natura, il territorio e chi si dedica ad essi. Il Bianco dell’Armonia, blend di Garganega e Durella, ha nelle note floreali e fruttate i suoi punti di forza, che uniti a una buona freschezza acida rendono il vino di una bevibilità esagerata.

Elisabetta Foradori nella sua cantina a Mezzolombardo in provincia di Trento gestisce 26 ettari di vigneto di cui l’80% è Teroldego, 15% Incrocio Manzoni e 5% Nosiola. Il Granato 2011 è un Teroldego concentrato e intenso, con eleganti note fruttate, tannini morbidi e finale lunghissimo.

Granato 2011 - Foradori

Granato 2011 – Foradori


A Corte Sant’Alda è stato possibile assaggiare il primo Amarone prodotto in regime biodinamico e certificato Demeter, dopo la vendemmia le uve sono riposte in cassette dove avviene l’appassimento fino a Gennaio, segue la fermentazione in tini troncoconici e affinamento in botti di rovere francese. L’Amarone della Valpolicella 2011 è strutturato e persistente, al naso il frutto è ben armonizzato con note speziate e balsamiche; l’evoluzione in bottiglia nei prossimi anni renderà i tannini ancora più morbidi ed avvolgenti.

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Amarone della Valpolicella DOCG 2011

Giornata intensa e stimolante quella passata a Live Wine 2015, parlando con i produttori è stato possibile percepire tutta la passione e l’impegno che li spingono a mettere in pratica questa nuova idea di fare vino. Rispetto per l’ambiente, la terra e la vigna, queste sono le armi che gli artigiani del vino usano per combattere la standardizzazione sempre più comune nei vini di oggi.
Arrivederci a Villa Favorita!

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