Viaggio nelle terre del Barolo

Parlare per la prima volta di Barolo è un’emozione. Sicuramente perché quando si tratta di Barolo l’immaginario collettivo, anche di chi non si interessa in modo particolare al vino, non ha bisogno di stimoli, già vola. Vola fino a colline vitate (quelle delle Langhe), a castelli medievali (quello di Barolo) ed a nomi di nobili e re (quello della marchesa Juliette Colbert e del re Carlo Alberto di Savoia).

Guidare tra le colline delle Langhe è un piacere per gli occhi

Il paesaggio ricorda più la Borgogna che le dolci pendenze di Bordeaux dove nacque Oudar, l’enologo francese che attorno alla seconda metà dell’Ottocento cominciò a fare Barolo prima per Cavour e poi per la marchesa Juliette Colbert. Quest’ultima, con una brillante azione di marketing, regalò Barolo presso la corte dei Savoia e le altre corti europee decretandolo “re dei vini e vino dei re”.

mappa-barolo-docgTra le colline delle Langhe, a pochi passi dal castello di Barolo (oggi Museo del vino ed Enoteca Regionale) si trova la cantina E. Pira & figli.

Giorgio Boschis ci accoglie con ospitalità nella sua cantina. Ci racconta di come negli anni settanta le campagne erano abbandonate ed il Barolo diventato un vino da offrire in omaggio a chi comprava una damigiana di Dolcetto. Tanto Nebbiolo dovette passare nei torchi fino a che, negli anni novanta, un gruppo di produttori langaroli (i Barolo Boys del docu-film di Casalis e Gaia) cominciò a selezionare le uve e ad utilizzare barrique francesi al posto di grandi botti di legno.

È l’inizio di un’accesa discussione tra barolisti tradizionali e “modernisti” che dura ancora oggi ma anche di un nuovo corso per tutti i produttori di Barolo. L’attenzione di noti palati stranieri portò un’immensa fortuna nelle Langhe ed oggi, nella recentissima trattativa segreta del cru Airone (Serralunga d’Alba), si è probabilmente superato il milione di euro l’ettaro.

Boschis ci racconta di come le sue uve siano selezionate dai vigneti di Cannubi, Moschoni e Via Nuova. La DOCG del Barolo conta poco meno di 2000 ettari vitati all’interno dei quali si distinguono storicamente e geograficamente delle microaree. La definizione dei confini di zone come Brunate, Bussia e Prapò è stato un processo lungo e burocraticamente faticoso che dal 2010 ha permesso di utilizzare vicino alla denominazione una menzione geografica aggiuntiva (MeGa) che indichi un comune, una frazione o un vigneto. Per il Barolo sono ben 181: dalla più grande, quella di Bricco San Pietro (Monforte, 380 ha) alla più piccola di Bricco Rocche (Castiglione Falletto, 1.4 ha). Si tratta di fazzoletti di terra estremamente frammentati (meno di 1 ettaro per produttore) e dalle caratteristiche molto diverse fra di loro. O per meglio dire, quando si parla di Barolo (e di pochi altri vini italiani) il legame tra territorio e vino acquista un’importanza superiore.

Il concetto è simile a quello francese di Cru ma non prevede, almeno per adesso, una classificazione ufficiale che si ripercuoterebbe immediatamente sul prezzo di terreni, uva e vino.

Giorgio ci fa vedere i vinificatori maceratori orizzontali dove le uve fermentano lungamente. Il contatto tra il mosto e le vinacce è massimizzato per estrarre tutte le sostanze più nobili della buccia, perché solo un vino ricco può sopportare egregiamente un lungo invecchiamento. Il Barolo invecchia per disciplinare almeno tre anni: minimo 18 mesi nel legno e non meno di 20 dopo l’imbottigliamento. Le bottiglie di annate eccezionali (le ultime 1999, 2001 e 2004), conservate come gioielli in un caveau, sono il rifugio sicuro delle annate difficili. Durante la degustazione scende nella stanza un silenzio religioso. Il vino cade pesante nei bicchieri.

cantina-barolo
Il Barolo 2009 proveniente dal terreno fertile e sabbioso di Cannubi possiede una finezza regale: ha riposato in grandi botti di legno. Il Barolo Mosconi 2011, più strutturato, è stato cullato dalle barrique per ammorbidire più facilmente i suoi tannini imbizzarriti. Tradizione e modernità sono e continuano a coesistere pacificamente nel silenzio della cantina con ottimi risultati.

(Articolo di Sofia di Giacinto )

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