Le abitudini italiane del vino

Cosa e come incide sull’acquisto del nostro vino

Preferenze e scelte degli italiani

Wineditors ha analizzato i dati pubblicati dall’Associazione Indipendente di Consumatori Altroconsumo, rilevandone connotazioni davvero interessanti riguardanti le nostre abitudini di acquisto e consumo del vino.
L’indagine si è svolta su un campione di 900 consumatori calcolato per essere rappresentativo della popolazione. Ecco di sotto i punti chiave da analizzare:

–  Il vino si beve a tavola. Esclusa una minima percentuale di intervistati che non consuma vino (5%),  i rimanenti si dividono in maniera paritaria tra consumo medio di una bottiglia ogni due giorni, una bottiglia per settimana, o chi consuma una bottiglia solo per occasioni particolari. I consumi maggiori sono durante i pasti (73%).

Il vino si compra dove costa meno. Le rivendite di vino preferite dagli italiani risultano essere per il 50% la grande distribuzione (iper-supermercati) mentre un terzo di essi preferisce acquistare direttamente in cantina dal produttore.

Il vino piace rosso e fermo. La preferenza tra rosso e bianco si percepisce da una prima esclusione di un campione rilevante di ben il 66& che non fa distinzione tra i due prodotti, dopo di che il rosso viene premiato con 27% di devoti acquirenti poco contrastabile da un misero 2% di affezionati alla vinificazione in bianco. Mentre se si parla di bollicine, sono esse a non poter far nulla, ferme al 35% delle preferenze, contro un 63% di preferenza dei vini fermi.

Il vino “bio” non decolla. Particolare è poi il dato in riferimento all’acquisto di vini biologici che dimostra che solo un 9% delle scelte verte in questa direzione.

Il vino si paga di più se da regalare. Altro aspetto particolare è come il prezzo spendibile per bottiglia si moduli anche in funzione del momento di consumo e della qualità del vino stesso. Gli italiani sono disposti a spendere 4 euro per bottiglia se di uso personale; nel caso di un regalo si sale su un valore oscillante tra 10 e 15 euro.

Il vino si compra se di qualità. Entra in gioco il fattore qualità quando il campione viene messo difronte ad un’offerta scontata, solo il 29% si dichiara interessato mentre il rimanente parziale resta comunque fedele al produttore e alle origini del vino. Segue una infografica più dettagliata di Altroconsumo basata sul criterio di scelta di un vino da parte del campione esaminato:

articolo altrocnsumo infografica criterio scelta

Penso che l’incrocio di questi dati possa mettere alla luce più direttrici utilizzabili da chi lavora nel settore vinicolo, soprattutto in ambito marketing e commerciale, per poter dedurre un trend di consumo del vino nel nostro paese.

Dispiace un po’ vedere come il consumatore italiano sia ancora poco convinto dal vino biologico, soprattutto in un periodo come questo dove sembra sia emersa una particolare attenzione verso il bioetico e il ritorno alla genuinità, cosa questa riflessa anche dalla sempre più grande presenza di persone a dieta prettamente vegetariana e biologica in termini agroalimentari.
A dirla tutta tutta comunque, oramai anche i termini di definizione di vino biologico, identificati con valori massimi di solfiti ammessi, non si allontanano molto da quelli dei vini tradizionali (rossi bio 100 mg/l contro i 150 dei tradizionali, per i bianchi bio 150 mg/l contro i 200 mg/l dei tradizionali).
Questo avvicinamento tra vini biologici e classici è stato stabilito con una normativa europea del 2012 che non trova il mio favore.

Edited by Enrico Giacomin

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  • vini rossi Abruzzo
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    Informazioni utili! Di sicuro, se si vuole acquistare un vino squisito per un prezzo equo, dobbiamo possedere conoscenze di base.

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