Vino e web: nascono i domini .wine e .vin

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I domini di primo livello .wine e .vin saranno (probabilmente) acquistabili a breve

La aspra questione riguardante i domini di primo livello .wine e .vin rimane ancora in stallo, o meglio lo sarà ancora per poco, infatti tra meno di un mese scadrà il termine della proroga (60gg.) che l’UE aveva ottenuto dalla ICANN per cercare di trovare una soluzione a questa annosa situazione.

Ma vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta, quali sono i rischi e perché:

Per quanto la notizia non stia avendo una ribalta particolare nei media, la questione ci riguarda molto da vicino, in particolare per la tutela di quelle che sono le eccellenze del Made in Italy e del settore vitivinicolo.

Circa un paio di anni fa, la ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), organo con sede negli USA (CA) e senza scopo di lucro che dal 1998 si occupa della gestione dei domini di I° livello dei siti web (es.: .com, .it, .org ecc.), ha annunciato che avrebbe aperto la procedura per l’assegnazione di nuove estensioni, tra le quali .wine e .vin.

Tre società si sono candidate per la registrazione e la gestione dei futuri domini con estensione .wine:

  • June Station LLC (USA)
  • Afilias Limited (Irlanda)
  • dot Wine Limited (Gibilterra)

Ed una per l’estensione .vin:

  • Holly Shadow LLC (USA) (che è lo stesso di June Station)

Questi particolari domini di primo livello, riconducibili in modo semantico a particolari attività, prodotti, territori, marchi (altri esempi per altri settori: .hotel, .music, .shop, .food ecc.), possono però, nel caso specifico del mondo del vino, creare parecchi problemi ai produttori, alle zone di produzione e denominazione di origine.
Il rischio è di amplificare ed avvantaggiare ancor più il mercato parallelo delle contraffazioni (in questo caso del vino) che sfruttano nomi e definizioni per appropriarsi in modo indebito del valore aggiunto che questi hanno per il consumatore (in modo particolare straniero). La Comunità Europea, a seguito anche della pressione e delle proteste ricevute dagli gli organi competenti e dalle associazioni di settore italiane (ovviamente anche Francia in primis), si sta contrapponendo a questa decisione che ad oggi si trova  in una fase cruciale.

E’ infatti di inizio Aprile la notizia che la ICANN ha deciso un rinvio della decisione legata alla messa in vendita dei gTLD (domini di I° livello) di 60 giorni. Questo per dar modo alle parti, ossia le società elencate sopra che hanno avanzato la candidatura per la registrazione/gestione degli stessi e la Comunità Europea, che a sua volta rappresenta gli interessi di tutti i paesi dell’unione, di trovare una soluzione compromissoria alla situazione.

Oggettivamente però risulta di difficile realizzazione, in quanto i paesi maggiormente sensibili alla questione, in primis Italia e Francia, sono sulla linea della totale non commercializzazione di tali domini (.wine e .vin), non potendo in nessun modo, una volta disponibili, avere controllo sugli stessi.

Quali gli scenari possibili se non si arriverà ad un accordo che tuteli le eccellenze del vino e la loro presenza on line:

Vediamo innanzitutto perché paesi come l’Italia e Francia (maggiori produttori) potrebbero avere un grosso danno economico e di immagine dalla messa in vendita di domini .wine e .vin.
Lo scenario che si prospetta, se non si arriverà ad una mediazione o una soluzione vantaggiosa, sarà quella che chiunque (es. un commerciante di Singapore) potrà acquistare un dominio di primo livello identificabile in modo specifico con il prodotto vino, ed avere per esempio come dominio di secondo livello “chianti” (es.: chianti.wine o chianti.vin).
Questo, come possiamo immaginare, potrebbe recare un danno palese ai “reali” produttori di vino (pensiamo ad esempio ai disciplinari DOC, DOCG o IGP), sia in ambito economico che di immagine.

Un consumatore estero, come già accade con molti prodotti eno-gastronomici, non potendo conoscere nel dettaglio il prodotto, le sue caratteristiche organolettiche e la zona di provenienza, spesso non ha gli strumenti per riconoscerne l’autenticità e così può venire da sigle non di certificazione del prodotto.
Questo timore è riconducibile al fatto che, con molta probabilità, sarebbe facilmente attratto ed ingannato da siti aventi nomi riconducibili al Made in Italy, rafforzati però anche dalle estensioni .wine o .vin, che si ricollegano in modo specifico al prodotto vino.

Il web costituisce oramai, anche per il settore legato alla produzione e commercializzazione del vino, un plus irrinunciabile, che gli permette di arrivare in mercati difficilmente raggiungibili altrimenti.

I siti web (ma non solo) ed i brand ad essi collegati costituiscono un biglietto da visita insostituibile.

Conclusioni:

Il mio modesto punto di vista, per certi versi di addetto ai lavori (nel senso di web marketer), è che questa eventuale prospettiva dovrà esser concepita come uno stimolo e non come un modo deleterio per avvantaggiare i contraffattori e chi si arricchisce sfruttando la forza di eccellenze enoiche come quelle italiane o francesi.
I margini di miglioramento nella cura della presenza on line delle grandi eccellenze vitivinicole italiane ci sono, sia in modo individuale (brand) che come paese (Made in Italy).
La rete offre e mette a disposizione grandi opportunità, ma con esse anche molteplici insidie, sarebbe però errato vederla come un terreno senza regole che non tutela gli onesti, in quanto risulterebbe un modo per perdere la battaglia ancor prima di combatterla. Così, se i domini di I° livello .wine e .vin saranno resi disponibili, questi non dovranno essere dei problemi, al contrario dovranno diventare uno stimolo per metter in campo strategie (anche condivise) e progetti, per rafforzare la cultura degli utenti rispetto all’eterogeneo argomento “vino”, grazie agli strumenti che il web ci mette a disposizione.

Ecco allora quale sarà il futuro di wineditors.com: diventare wineditors.wine

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