Un prosecco colfondo Brutto, ma solo di nome

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Avevo già avuto l’occasione di conoscere e scoprire il Brutto Montelvini. Ero ad Asolo in una sera di mezza estate: la prima uscita pubblica e la presentazione ufficiale di questo Prosecco colfondo Asolo DOCG.

Le prime impressioni furono molto positive. Di quel primo assaggio ricordo con piacere l’equilibrio di sensazioni, cosa non facile da raggiungere in vini di questo tipo: il torbido misurato, che non comprometteva la vivacità di questo vino, la sapidità controllata e le note fruttate che sfumavano senza fretta dopo l’assaggio. Ma soprattutto, oltre ogni aspetto tecnico, ricordo il piacere di bere quel vino. Mi aveva conquistato con la sua semplicità e leggerezza. Aveva tutte le caratteristiche dei vini che spingono naturalmente alla condivisione, allo stare insieme seduti attorno a un tavolo, alle chiacchiere tra amici, ai brindisi, alla convivialità per dirla con uno spirito aulico. In più mi aveva colpito l’etichetta, il lettering minimale e originale. Insomma, un vino che di “brutto”, a parte le sfumature lievemente sporcate, aveva poco.

Degustazione Brutto Montelvini, Asolo Prosecco DOCG

Trascorsi circa sei mesi, con altrettanto piacere, ho potuto ritrovare tutte queste sensazioni, con una nuova opportunità di assaggio di questo vino. Un gioco. In realtà quasi un esperimento empirico. Ho scoperto che ci sono due modi differenti per bere questo vino, con due risultati diversi.

Secondo le istruzioni, per il primo modo, bisogna lasciare la bottiglia in piedi per almeno due giorni lasciando depositare sul fondo il “torbido”, i lieviti della rifermentazione, e versando il vino in una caraffa. In questo caso si serve  e si gusta un vino “illimpidito”.

Degustazione Brutto Montelvini, Asolo Prosecco DOCG

Per il secondo metodo, invece, il nostro Brutto va agitato, facendo entrare in circolo tutti i lieviti, e gustato con il “fondo”.

Degustazione Brutto Montelvini, Asolo Prosecco DOCG

Sinceramente, alla fine di tutto, non riesco ad esprimere un giudizio finale su quale sia il mio metodo preferito. Si conferma un vino piacevole e beverino, seducente e leggero in entrambe le prove. Un vino adatto a praticamente ogni situazione e che si lascia abbinare praticamente a ogni piatto. I due metodi sono due scuole di pensiero diverse, senza verità assolute o una versioni giuste contro sbagliate. Il “Brutto limpido” risulta più delicato e indicato principalmente per iniziare un pasto o al momento dell’aperitivo. Il “vino col fondo”, invece, accompagna a tavola principalmente e più facilmente piatti più saporiti. Ma alla fine è solo una scelta di gusto e le regole, in cucina come nel mondo del vino, valgono fino a un certo punto. È questo il piacere della tavola e il bello di questo vino fuori dalle regole. Un vino che, davvero, di brutto ha ben poco.

Degustazione Brutto Montelvini, Asolo Prosecco DOCG

Degustazione Brutto Montelvini, Asolo Prosecco DOCG

Degustazione Brutto Montelvini, Asolo Prosecco DOCG

Degustazione Brutto Montelvini, Asolo Prosecco DOCG

 

 

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